“Non siamo immigrati, non veniamo da un altro paese, non abbiamo attraversato frontiere, siamo qui dall’inizio della nostra vita”.

giovedì 13 gennaio 2011

Fakir: “Non voglio che un giorno mio figlio venga considerato anche lui ancora uno straniero”


A cura di Fakir Mohamed – Anolf Giovani 2G Napoli

Salve mi chiamo Mohammed ,sono nato nel '90 è faccio parte anche io dei cosiddetti giovani di seconda generazione dato che sono nato in Marocco ma sono cresciuto in Italia sin da quando avevo l'età di sette anni .
Sono arrivato qui in Italia nel 1997 tramite ricongiungimento familiare assieme a mia madre e finalmente dopo 7 anni avevo rivisto per la prima volta mio padre che ci ha lasciati per venire qui in Italia subito dopo la mia nascita.

Il giorno in cui sono giunto in Italia ho compreso subito che la mia vita avrebbe subito un profondo cambiamento. Non ho mai avuto problemi di integrazione anche perché provengo da Casablanca molto simile a Napoli dove le persone sono accoglienti, curiose ,solari. Inoltre con i miei compagni c'è stato sempre il dialogo ed il confronto, sin dal primo approccio, questo ha contribuito al mio apprezzamento e di conseguenza al mio avvicinamento nei confronti della cultura italiana. Non notavo nessuna differenza tra i miei amici italiani autoctoni , solo che non capivo perché a volte dovevo assentarmi da scuola, perché dovevo alzarmi presto per fare lunghe ed estenuanti file in Questura sperando nei tempi brevi di rilascio del permesso di soggiorno.
A scuola ci insegnavano sempre che eravamo tutti uguali avevamo pari diritti e pari dignità ; mi ricordo un libro che lessi alle scuole medie “il razzismo spiegato a mia figlia” che si concludeva con una frase bellissima che ricordo sempre a memoria: “ non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è simbolo della vita e tutta la vita merita rispetto”.
Uno dei miei timori di sempre era che un giorno avrebbero potuto non rinnovarci quel foglio di carta che ci garantisce di rimanere in questo paese e mi spaventava l'idea di essere cacciato dall'Italia e di dover perdere tutti i nuovi amici. Spesso non potevo andare in vacanza in Marocco, perché tardavano a rinnovarmi il permesso di soggiorno e quando lo rinnovavano non avevamo manco il tempo di ritirarlo , che già dovevo andare a fare di nuovo la domanda di rinnovo , perché magari stava già per scadere entro qualche mese. Purtroppo , tutt'ora non ho ancora la cittadinanza a causa delle legge sulla cittadinanza che elargisce questa politica dimostrando di non avere affatto lungimiranza riguardo a questo tema politico.
In questo Paese vi è in vigore una procedura per l'acquisto della cittadinanza che qualsiasi persona di buon senso non potrebbe mai accettare, una procedura che richiede dei requisiti inutili e burocraticamente difficili da avere, una procedura che sembra voler aumentare questa difficoltà di ottenere la cittadinanza ,una politica quindi che esclude e non include. Sono tantissime le storie di giovani di seconde generazione che come me non hanno per vari motivi la cittadinanza in un Paese che sta cambiando, un Paese che sta vedendo l'inserimento e la crescita di nuovi italiani.
Lo Stato deve capire che noi nuovi italiani non siamo solo di passaggio in questo Paese ma siamo una realtà concreta e stabile e contribuiamo quotidianamente allo sviluppo e alla crescita sia culturale , politica ed economica di questo Paese che sentiamo nostro. Nonostante il mio nome straniero vivo quotidianamente la mia italianità con i miei amici, nell'università, parlo perfettamente il dialetto napoletano, amo la pizza, amo Napoli ,amo la storia di Napoli, tifo il Napoli!!, ai mondiali ho tifato fino all'ultimo l'Italia, ( pur trascinandomi dietro le mie origini ), ma nonostante questo mio impegno costante vengo ancora etichettato dallo Stato come uno straniero??!!.Non posso votare , devo andare a rinnovare sempre questo permesso di soggiorno , non posso fare neanche attività che mi farebbero sentire realizzato quali il servizio civile, entrare nell'esercito , mi vengono negati tanti altri diritti, ed è sbagliato considerare la questione della cittadinanza come una questione di comodità perché non è questo il motivo per il quale si desidera la cittadinanza .
A volte penso che siamo arrivati davvero all'esasperazione soprattutto per quanto riguarda il problema degli stereotipi nei mass media . Non voglio che un giorno mio figlio che parla solo italiano , che vive come i suoi italiani autoctoni , nato e cresciuto qui ,venga considerato anche lui ancora uno straniero !!

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