
di Kevin Javier – Anolf Giovani di Ascoli Piceno
Salve mi chiamo Kevin Javier, sono nato ad Ascoli Piceno (Marche) nel 1990. Sono di origine filippina da entrambi genitori, ormai in Italia da oltre venticinque anni. Da piccolo non capivo chi erano gli stranieri e gli italiani, non riuscivo a distinguere il perché molte persone ci guardavano in maniera diversa. Con il passare del tempo avevo capito che eravamo “diversi” per il colore della pelle e per la lingua, cosa che per me non era una stranezza. ù
Un mio problema infantile fu, infatti, distinguere la lingua italiana e il tagalo(filippino) perché per me era la stessa lingua. Con l’inizio dell’asilo sono venuti fuori i primi problemi con i miei coetanei. Come sappiamo, i bambini possono essere crudeli senza volerlo, ho ricevuto offese per la mia pelle, per la mia famiglia, anche abbastanza pesanti, per cui il più delle volte correvo a casa piangendo. Nello stesso tempo ho conosciuto persone veramente brave che mi aiutavano a rispondere a questi “bulli”. Stessa storia nelle elementari e medie, dove ogni anno era sempre più difficile il rapporto con altri ragazzi. In quel periodo, all’età di 8-9 anni odiavo essere diverso, detestavo essere considerato diverso, poi per che cosa? sangue? colore della pelle? colore degli occhi? Non capivo cosa non andava in me.
All’età di dieci, i miei genitori mi hanno mandato per un mese in Filippine dal resto della mia famiglia. Quel mese mi ha fatto capire cosa non andava in me, non consideravo la mia origine come una marcia in più, non la consideravo un qualcosa per cui esserne orgoglioso, ma conoscendo la vera vita filippina, il mio modo di pensare e di guardare le cose era completamente cambiata. Avevo capito che l’essere diverso è qualcosa di unico, qualcosa che gli altri dovevano invidiare, cosi pensai che il vero motivo dei miei problemi a scuola con i ragazzi fosse proprio l’invidia.
L’essere considerato italiano non m’importava, non importava se non avevo la pelle come loro, non importava se nella mia carta d’identità c’era scritto cittadino filippino. Prima di quell’età non ho mai avuto l’occasione di stare in compagnia con altri ragazzi filippini finché non sono arrivati uno per uno i miei cugini. Stare con loro mi ha fatto apprezzare sempre di più la mia cultura, le mie origini, la musica, la lingua, però mi ha creato anche qualche problema di relazione con loro, poiché loro arrivavano da un mondo diverso, da un'altra mentalità, da un'altra politica e soprattutto da un'altra televisione.
Perciò quando parlavo con loro e si prendeva un argomento a me sconosciuto molte volte andavo escluso.
A forza di parlare con i miei cugini il mio tagalog è migliorato tant’è che ogni volta che parlo al telefono con loro mi viene l’istinto di usare nella stessa frase sia il filippino sia l’italiano. Il buffo della mia vita è di non avere mai un’identità precisa, gli amici italiani mi considerano sempre un filippino (anche se la mia carta d’identità dice, sono italiano), e per i filippini sono italiano. A volte mi viene da riflettere se queste facce della stessa medaglia porta qualcosa di positivo, a pensare se gli altri mi vedano per quello che sono oppure per quello che pensavo di me. Con il passare del tempo la gente intorno a me ha incominciato a conoscermi e a trattarmi per come sono, anche se andando in giro per la città, mi sento sempre osservato, parlato male, offeso da persone che mi vedono in giro da quando sono nato, non capisco qual è il problema? Che cosa devo fare per farmi levare addosso questa differenza che sentono verso di me? Non capisco, ho vissuto insieme a loro, ho imparato il loro dialetto, ho amato la città, ho amato la maglia dell’Ascoli, cosa devo fare di più? Che cosa vogliono da me? a questo punto bisogna essere umili verso di loro e lavorare per fargli capire che tra me e loro non c’e differenza, c’e solo la paura di uno specchio tra di noi.
Ciao mi chiamo Alycia Afriyie di Udine, sono nata in Italia nel 1992. Mio padre è ghanese e mia madre è nigeriana.
RispondiEliminaCredo che non ci sia niente da vergognarsi perchè la cultura dei nostri genitori è una ulteriore ricchezza che anche noi acquisiamo. Il fatto che l'Italia non ci riconosca come veri italiani in quanto il nostro colore di pelle, le nostre lingue siano diverse non è un problema che ci dobbiamo porre. Perchè nel diverso siamo uguali...in quanto anche noi siamo persone che vanno rispettate! E che non devono essere assoggetate ad alcuna discriminazione. Kevin secondo me non devi fare niente per levarti di dosso la differenza. Basta solo che tu sia te stesso ovunque e con chiunque. Alla gente non deve interessare se hai un altra cultura ma devono giudicarti per la tua personalità, quello che tu hai da offrire, che è insita dentro di te. Fai vedere al mondo, quanto tu nonostante sia considerato straniero in Italia e nelle Filippine, il tuo vero "io". Nessuno deve ottenere qualcosa da te tranne sapere se stai bene con te stesso. Ricorda Siamo un unica realtà e sii fiero di essere te stesso...è normale essere dubbiosi...