
di Adnan Naeem - Anolf Giovani di Legnano
Mi chiamo Adnan Naeem, ho venticinque anni di origine Pakistana e vivo in Italia dal 1998 con la mia famiglia che è composta di sei persone, siamo due fratelli e due sorelle, tutti nati in Pakistan e cresciuti in Italia e abitiamo insieme alla nostra famiglia a Castano Primo che è un paesino di quindici mila abitanti in provincia di Milano. Me lo ricordo ancora molto bene il nostro primo giorno di arrivo in Italia, eravamo pieni di emozioni e di gioia, il viaggio per noi rappresentava il sapore di un’avventura, conoscere il “nuovo mondo” anche se provammo una certa tristezza nel lasciare amici e parenti.
Appena arrivati nel nuovo paese, ci sorprese immediatamente: le case, così piccole e quasi tutte uguali, l’enorme quantità di alberi e giardini, ma soprattutto le migliaia di automobili circolanti per le strade che, abitando in Pakistan, si vedevano così poche.
Le prime settimane a Castano Primo trascorsero freneticamente nella ricerca di una casa più grande poiché l’appartamento dove abitava il papa era un po’ piccolino per ospitare tutti noi. Lui lavorava tante ore per mantenere tutta la famiglia, noi lo vedevamo sempre la sera, al ritorno del lavoro; aveva poco tempo da dedicare a noi figli. Grazie al suo impegno, però siamo riusciti ad avere tutto ciò di cui avevamo bisogno e spesso cose superflue. Fortunatamente la nostra è una famiglia unita e per fortuna non abbiamo avuto grande difficoltà nell’inserimento in un nuovo mondo tutto differente per noi, inoltre non abbiamo mai incontrato atteggiamenti di rifiuto e di discriminazione nei nostri confronti, a parte qualche raro episodio in cui dei compagni di scuola si sono divertiti a prenderci in giro a causa del colore della nostra pelle.
Oltretutto nel 98’ nel nostro paesino (parliamo sempre di Castano Primo) il fenomeno dell’immigrazione non era molto conosciuto, e noi eravamo la prima famiglia straniera che venivano ad abitare in questa zona, perciò la maggior parte dei Castanesi ci guardava con curiosità e cercavo di avvicinarsi per conoscerci, per sapere chi eravamo? Da dove venivamo? Quali erano le nostre abitudini? E come ci si viveva nel nostro paese di origine? Queste erano le domande comune alle quali eravamo sottoposti; di questo periodo conservo il piacevole ricordo dell’immensa gentilezza e disponibilità dei Castanesi poiché eravamo la prima famiglia straniera della zona. Fummo aiutati soprattutto a superare i problemi burocratici, e nel cominciare ad apprendere la lingua Italiana.
Ricordo come tutti noi cercavamo di integrarci nella vita comune dei Castanesi: partecipavamo a feste, balli, riunioni culturali, frequentavamo molti corsi ricreativi estivi, ma confesso che mi sono sempre sentito un po’ estraneo perché in fondo ero Pakistano, parlavo un’altra lingua e la mia cultura era diversa. Inoltre quello che alcuni Italiani pensano degli stranieri lo sappiamo molto bene: Siamo tutti disonesti, che rubiamo lavoro agli italiani o che commettiamo reati se non abbiamo voglia di lavorare. Noi sappiamo che in realtà non sono cosi: c’è chi emigra in buona fede, pronto a lavorare e a guadagnarsi da vivere onestamente.
In Italia il mio percorso scolastico era iniziato con iscrizione alla scuola media e al termine della stessa, mi ero iscritto alla scuola superiore con la specializzazione in informatica, ed ho terminato gli studi con diploma di perito informatico. Finiti, gli studi sono venuto a contatto con il sindacato per diversi problemi legati con i rinnovi dei nostri permessi di soggiorno, dove mi hanno informato dell’ANOLF (Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere) che opera nel campo degli immigrati, ed ho iniziato a collaborare come volontario con quest’ultima, e tutt’ora, lavoro al sindacato ma con un piccolo particolare, oltre ad avere l’ incarico del Copresidente del ANOLF di Legnano/Magenta, sono anche un dipendente INAS che è il patronato della CISL; e credo che siano delle grandi soddisfazioni.
Molto spesso ripenso a quando iniziò la mia avventura di “emigrante”, mi chiedo se e quanto mi sento pakistano, avendo trascorso la maggior parte della mia vita in Italia. Molto spesso mi sento diviso a metà: in Pakistan mi chiamano “l’italiano”, in Italia mi dicono “Pakistano”.
Noi ci siamo trovati bene in Italia, e i nostri genitori hanno mantenuto contatti con il Pakistan, abbiamo fatto vari viaggi insieme durante i quali abbiamo conosciuto i nostri parenti e i luoghi in cui vivono. Abbiamo capito che il Pakistan è un paese povero, con abitudini di vita diverse e antiquate: le donne sono sottomesse al valore degli uomini, devono imparare i lavori domestici, più importanti dell’istruzione, e soprattutto devono assecondare tutte le decisioni del marito. Di fronte a questa realtà ci siamo sentiti fortunati di essere in Italia dove nessuno nega i diritti e libertà degli altri che esso sia uomo o donna. Non abbiamo mai dimenticato la terra, dove siamo nati, ma né io né i miei fratelli pensiamo di tornare a vivere in Pakistan, la nostra casa, la famiglia e la vita sono qui. E siamo felici!
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